Caso Bellator, parla Incelli: «Scelta di comodo? Con 1800 Euro di multa non direi proprio…»

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L'abbraccio tra le ragazze della Bellator nel successo contro Falconara (foto Facebook Bellator - Eleonora Di Mario)

Il vicepresidente della Bellator Ferentum, Incelli, difende la scelta di principio ed esprime il rammarico della società per una totale “mancanza di solidarietà”

La sentenza sulla mancata presentazione della Bellator Ferentum alla gara di Serie A femminile contro il Kick Off, ha certamente aperto un dibattito filosofico, per altro già scatenato a pieno titolo da altri sportivi impossibilitati nell’esercizio del voto politico a causa degli impegni di campionato. Il vice presidente della società frusinate, Orvinio Incelli, fa un po’ di chiarezza e respinge alcune critiche: «Non si è trattata di una scusa, anzi. La nostra società non attraversa un buon momento economicamente parlando, è cosa nota, perché siamo stati raggirati da uno sponsor che non ha mantenuto fede agli accordi messi nero su bianco. Ma a prescindere da ciò, il problema è che abbiamo molte giocatrici italiane che hanno esplicitamente chiesto di poter votare, diritto più che legittimo nonché sancito dalla legge. Abbiamo fatto presente la situazione alla Divisione calcio a cinque venti giorni prima della gara e contattato perfino il presidente Montemurro, ma abbiamo ricevuto risposte alquanto vaghe. Infine, il venerdì antecedente la gara abbiamo chiamato e sabato mattina inviato la PEC con la richiesta di rinvio, con le motivazioni dettagliate. Dal punto di vista logistico era impossibile per le ragazze recarsi ai seggi e ritornare a Ferentino per partire in tempo a bordo dei due pullmini che affittiamo per le trasferte».

Un caso certamente spinoso, estrema conseguenza di un problema che però è evidente e che un pizzico di buon senso in più avrebbe forse evitato: «Quello che mi fa arrabbiare non è tanto la sanzione disciplinare, quanto la mancanza di solidarietà da parte del presidente del Kick Off, Riccardo Russo, che avevamo prontamente avvisato il sabato e che quindi sapeva non ci saremmo presentati e, oltretutto, non ha avuto alcuno svantaggio da questo episodio. L’impressione, poi, è che se uno ha i santi in Paradiso, allora possa fare di tutto…sono state spostate partite per motivi ben più futili. Di sicuro la nostra non è stata una scelta di comodo, 1800 euro di multa invece dei 200 euro che avremmo speso per l’affitto dei pullmini non è certo un affare, ma volevamo rispettare la volontà e il diritto al voto delle nostre giocatrici e la Divisione non ha saputo venirci incontro».

Quella della Bellator è una situazione comune: tre allenamenti infrasettimanali più una trasferta ogni 15 giorni a bordo di un pullmino economy non sono certamente facili da gestire con risorse economiche limitate e con le ragazze che non hanno (quasi mai) stipendi da professioniste e che devono continuare a lavorare in altri settori. Il tutto rientra perfettamente nella grande zona grigia in cui si muove il movimento femminile del calcio a 5 ad alti livelli. Con doveri e oneri da serie A e con (spesso) onori e riconoscimenti di serie B.

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