Città di Asti, due anni di squalifica per Alongi

Sentenza pesantissima per Maverick Alongi dopo i fattacci della sfida di Under 19 tra Città di Asti e CDM Genova

Lo sport come canale primario per educare. Non importa se non riesci ad eseguire una diagonale oppure uno schema. In primis bisogna rispettare gli altri, oltre che divertirsi. Tematiche banali, a volte scontate, perché in fondo tutti concordano nel dirlo. Ma nel farlo? Beh, quando si passa dalla teoria alla pratica c’è una bella differenza, anche perché il fatto oltre che essere irriguardoso, non è stato messo in evidenza in primis dalla società di appartenenza e successivamente dagli organi di stampa. Così il gesto di Maverick Alongi deve fungere da insegnamento per tutti coloro che forse credono che educare non sia così semplice come si possa pensare. Occhi puntati allo scorso 5 febbraio, nello specifico alla sfida tra Cdm Genova e Città di Asti del Girone A Under 19 nazionale. Secondo quanto riportato dal Comunicato Ufficiale (clicca qui per leggerlo) della Divisione calcio a cinque “l’incontro è stato definitivamente sospeso dall’arbitro al 4′,55” del secondo tempo, allorquando a seguito dell’espulsione comminata per doppia ammonizione al calciatore Alongi Maverick della società ASD Città di Asti Calcio a 5, questi, all’atto della notifica del provvedimento, colpiva con un violento schiaffo al viso il direttore di gara procurandogli forte dolore e stordimento protrattosi per alcuni minuti”.  La decisione del Giudice Sportivo lascia poco spazio all’immaginazione: vittoria a tavolino per la CDM Genova, 500 euro di multa alla società astigiana “per inosservanza all’obbligo della assistenza medica durante la gara e per le ingiurie e le minacce rivolte dai propri sostenitori all’arbitro all’atto della sospensione definitiva dell’incontro e di rifondere al Direttore di gara eventuali spese mediche occorse e occorrende” e squalifica fino al 31/01/2022 per Alongi. Sbagliato, e troppo semplice, far salire sul banco degli imputati solamente il classe 2000, perché se è vero che dietro ad un figlio c’è sempre una famiglia, allora dietro ad un giocatore c’è sempre una società. La sentenza parla sin troppo chiaro.