Dalla Serie A ai campionati giovanili, società senza organizzazione

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(foto www.divisionecalcioa5.it)

Uno dei limiti più grandi del nostro calcio a cinque è la carenza di struttura organizzativa delle società: un problema che riguarda i campionati nazionali esattamente quanto quelli regionali o giovanili

Volete fare un pronostico su una partita? Fate attenzione perché non dovrete aspettare solo il verdetto del campo, ma anche quello del Giudice Sportivo. Quanto successo nella Final Eight Coppa Italia tra Napoli e Feldi Eboli mette in luce un problema che negli anni ha assunto una valenza sempre più rilevante: le partite non si giocano solo sul parquet. La figura del Giudice Sportivo si sta sostituendo sempre più spesso al verdetto visualizzato sul tabellone elettronico. Ognuno fa il proprio dovere, ma forse non proprio tutti. L’anello debole sono le società, o meglio dire la loro organizzazione. Adesso infatti non è più necessario vincere sul parquet, ma c’è bisogno di una struttura societaria all’altezza di chi scende in campo. E la storia dimostra che la categoria di riferimento è superflua, visto che sono molteplici i casi relativi ai campionati nazionali. A significare che le società meglio strutturate e organizzate non sempre sono le più ricche, blasonate o vincenti. Resta inconcepibile giocare una partita con il risultato già scritto prima del fischio d’inizio. Per tale motivo la figura del dirigente non funge più da contorno in un organigramma, ma diventa basilare affinché il verdetto del campo sia veramente quello definitivo. Ben vengano allora i corsi di aggiornamento per ricoprire questo ruolo. Le regole sono fatte per essere rispettate altrimenti non ha senso iscriversi ad un campionato di Federazione. Anche perché esprimere sul campo la gioia o la delusione di una vittoria o di una sconfitta, rende questo movimento ancor più credibile. Alla fine a perderci sono tutti.