Il dottor Ercolessi: “In Italia mancano progetti a lungo termine”

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Il capitano azzurro Marco Ercolessi (foto www.figc.it)

Capitano della Nazionale e recordman di presenze in Azzurro: Marco Ercolessi è stato ospite della diretta Instagram della Divisione calcio a cinque

Nessuno più di Marco Ercolessi rappresenta un simbolo. Non solo come giocatore e capitano azzurro, ma anche e soprattutto come uomo. Di cultura, intelligenza e sensibilità. Il recordman di presenze in maglia azzurra è stato ospite della consueta diretta Instagram della Divisione calcio a cinque, raccontando la sua quarantena sui libri: “Ho riscoperto tardi la voglia di studiare, ora sfrutto il tempo libero per approfondire”. Quasi vent’anni di futsal per arrivare ai vertici con la fascia di capitano della Nazionale: “Ma non mi sono mai sentito più di tanto leader o capitano, io credo fermamente nel gruppo. Ho sempre preferito e cercato di creare una democrazia di gruppo. Ciò che più porto con me non sono le vittorie, ma piuttosto quello che la gente ti lascia nel cuore. Quello che realmente caratterizza il nostro sport sono i valori, cosa che ho ritrovato ancora una volta adesso qui a Eboli”.

Una carriera straordinaria e densa di successi che forse ha trovato negli anni di Pescara il climax positivo e negativo: “Sportivamente Pescara è in generale un eccellente ricordo, anche se effettivamente la situazione nell’ultimo anno era stata disastrosa con quei nove stipendi mancanti prima del fallimento. Parte di quel Pescara sorridente sono stati Rogerio Rocha e Antonio Capuozzo, due ragazzi che ci hanno lasciato troppo presto e che meritano di essere ricordati”. Ma indubbiamente la maglia azzurra è ciò che più contraddistingue la vita di Marco Ercolessi: “A livello sportivo essere il recordman di presenze in Nazionale è stato indubbiamente il più grande onore possibile. E pensare che l’Europeo vinto nel 2014 mi è costato anche il matrimonio: dopo la sconfitta iniziale con la Slovenia la mia ragazza mi disse “Vedrai che vinciamo l’Europeo”, così io un po’ per gioco le risposi “Se lo vinciamo ti sposo…”. Per fortuna sono stato costretto a mantenere la promessa… La recente sconfitta in Portogallo ha lasciato invece tanto rabbia e tanta tristezza, il magone per l’opportunità svanita è un ricordo duro, così come i pianti insieme a Stefano Mammarella. Ma le sconfitte aiutano a crescere, soprattutto i giovani. In generale, al nostro sport manca di scalare quel gradino per raggiungere lo step superiore: a cominciare dalle regole su italiani e oriundi, ma anche la mancanza di sfide a livello internazionale che le squadre spagnole, russe o portoghesi disputano anche nel precampionato. Alle nostre squadre mancano esperienza e mentalità per affrontare quel tipo di partite. Adesso si potrebbe sviluppare un programma generale per far crescere il movimento. In Italia manca la progettualità a lungo termine, ogni società coltiva il proprio orticello ma manca una visione comune dettata dall’alto. Questa pandemia magari ci spingerà a costruire qualcosa di più concreto e duraturo”.