La Nazionale calcio a cinque deve tornare a essere “nostra”

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Ancora in dubbio il futuro di Menichelli (foto www.figc.it)

La gestione della Nazionale calcio a cinque continua a rimanere un problema irrisolto e motivo di attrito tra FIGC e Divisione

Correva l’anno 2016: il presidente del Federazione Italiana Giuoco Calcio, Carlo Tavecchio, alla vigilia del Campionato del Mondo in Colombia ufficializzò il rinnovo contrattuale del Commissario Tecnico Roberto Menichelli per la Nazionale calcio a cinque maschile e femminile fino al 31 dicembre 2018. A distanza di due anni, la parola “fine” sembra vicina e scontata analizzati i cocenti fallimenti nell’ultimo quadriennio post trionfo di Anversa 2014. E non aiutano le molti voci che lo vorrebbero inserito ufficialmente nello staff tecnico della Roma a brevissimo termine. E’ tutto molto poco naturale, ma soprattutto si esige chiarezza. Il movimento del calcio a cinque lo richiede, a partire dal presidente della Divisione Andrea Montemurro, spettatore non pagante sull’argomento, cui idealmente hanno sigillato del nastro adesivo sulle labbra. La FIGC e il Club Italia hanno infatti in mano le redini di un intero sistema che però conoscono soltanto in maniera marginale, ponendo le opinioni e volontà di Montemurro sempre in secondo piano. E’ normale che la nomina del Commissario Tecnico spetti a un organo che non ha ben focalizzate le reali esigenze del movimento? Non ci meravigliamo se negli ultimi 21 anni abbiamo avuto solamente due CT: Alessandro Nuccorini che proprio quest’anno è tornato in panchina con la Sandro Abate e Menichelli, appunto. Il destino del calcio a cinque deve essere deciso da chi ne conosce pregi e difetti. Facciamo ridere e divertire chi si reca nei palasport, non sorridere di scherno tutti coloro che ci guardano dall’esterno.