Miss Triplete Sara Giustiniani e il suo ritorno alle origini del futsal

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Sara Giustiniani in azione in maglia Olimpus

La storia di Sara Giustiniani, tra i migliori portieri italiani dell’ultimo decennio che quest’anno ha deciso di scendere in Serie C per dedicarsi ancor di più al suo lavoro

Conquistare due volte il Triplete, lavorare a tempo pieno e per questo motivo decidere di ripartire dagli inizi: la storia di Sara Giustiniani è un fil rouge che si intreccia su stesso. Un nastro che termina proprio al punto di partenza, dopo aver viaggiato e visitato i panorami più belli che il futsal nostrano possa regalare. Due scudetti vinti, un rigore parato a otto secondi dalla fine in Gara-3 Scudetto a Renatinha. Poi quest’estate la scelta di cambiare priorità, dedicarsi al lavoro da operatore socio-sanitario e scendere di qualche gradino, in Serie C con la Sabina Lazio.

Eppure, hai deciso di non mollare ancora….
Sì. Io fisicamente sto bene, ma gli impegni della Serie A e gli allenamenti non coincidevano con il mio lavoro. Non ho più vent’anni, ma la passione resta…

E ti permette di avere stimoli anche in Serie C?
Io amo troppo questo sport. Potevo decidere di smettere dopo il secondo Triplete, ma questo passaggio alla Sabina Lazio significa anche rimettersi in gioco. Rivedere una parte di me che non esiste più. Rivivere emozioni che non avevo cancellato ma accantonato. Gioco con persone che conosco e mi piacciono…

Come lo vivi questo nuovo ruolo? Ora sei leader, dentro e fuori dal campo
Il mio ruolo e carattere mi fanno a volte essere un po’ rigida. Sono un portiere, parlo tanto. A volte forse anche troppo. Ma questo fa parte del mio carattere, anche l’ostentare sicurezza. Adesso iniziano a conoscermi.

Le altre ragazze soffrono un po’ di soggezione?
Assolutamente no. A me piace dialogare con loro. Ho giocato con tanti campioni da cui rubavo solo con gli occhi. Loro mi hanno permesso di crescere infinitamente. E’ il momento di restituire, adesso.

L’obiettivo stagionale qual è?
Arrivare il più in alto possibile. La Serie C, a Roma, è molto competitiva. Veniamo da una sconfitta e un pareggio e dobbiamo recuperare i punti persi. Ora affrontiamo la prima in classifica a punteggio pieno. Sarà una partita non semplice…

E tu di partite non semplici ne hai giocate tante. Il ricordo più bello? Il rigore parato a Renatinha che ha regalato all’Olimpus lo Scudetto a 7” dalla fine di Gara-3 con la Ternana?
Un momento indimenticabile. Ma quello è stato solo un istante. L’apice è arrivato con il fischio finale. Pensa, io in quella partita mi ero fatta male e avevo giocato col dito fasciato. Quando ho parato quel rigore, ho appoggiato la mano e quindi non ho nemmeno festeggiato perché ho visto le stelle. In quei momenti perdi la cognizione di cosa accade realmente…

E’ stato il tuo trionfo più sudato, quello?
Sì, senza dubbio. E’ stato lottato. Sofferto. La squadra era costruita per vincere, ma questo sport è imprevedibile. Basta un episodio e cambia tutto.

Hai vinto uno Scudetto e festeggiato… andando al lavoro
Beh, mica potevo prendermi un giorno libero (ride, ndr). Sono tornata a casa alle 3, e due ore e mezza dopo mi sono svegliata per andare nella mia casa di riposo. Un giorno fantastico.

Beh, quindi non dormire fa bene
Quel giorno sicuramente. Non ho sentito la stanchezza. Poi considera che ho sempre lavorato su turni, quindi a volte dovevo recuperare in pullman perché staccavo e partivo subito per le trasferte. Ma quello è stato il giorno più bello degli ultimi due anni. Ho tanti ricordi: quando sono tornata a casa mia mamma aveva visto tutti i video ed erano tutti contentissimi.

Hai dato tanto al calcio a 5 femminile e il movimento ha dato tanto a te. Credi di rimanere in questo mondo, post carriera?
Secondo me è molto difficile. Ho poca pazienza: non mi vedo né come allenatrice né come preparatrice dei portieri. Faccio ancora uno, due anni. Poi vado a giocare con le amiche nei tornei.

Per chiudere, ce lo fai un pronostico su questa Serie A?
Mi chiedi la squadra più forte? Il Montesilvano, ma occhio anche a Kick Off e Ternana, che si rinforzerà. Il Montesilvano però ha praticamente due quartetti. E questo fa la differenza alla lunga… Poi il mio cuore batte per loro: lì ci sono Cely, Leti e Dayane, che sono come sorelle.