Musti, ecco la mia mission in Juventus: “Voglio trasmettere l’amore per il futsal”

Alessio Musti (Foto: www.juventus.com)

Il Responsabile dell’Area Futsal Juventus,  Alessio Musti, racconta la valenza del progetto per il mondo del calcio a cinque

Calcio e calcio a 5 possono lavorare di pari passo. Lo garantisce, in un’intervista della Divisone Calcio a 5, Alessio Musti Responsabile dell’Area Futsal Juventus: “Il progetto Juve non si discosta molto da quanto disegnavamo con Futsal in Soccer. La settimana è strutturata su una parte analitica, una situazionale e una prevalentemente legata alla gestualità specifica, fino al rafforzo dei duelli individuali come l’uno contro uno. Questo tipo di percorso è vitale, non solo ovviamente per i club professionistici, ma anche per il mondo del calcio a 5 che potrebbe così beneficiare e attingere a un grande bacino di giocatori, andando ad intercettare tutti quegli atleti che finiscono il percorso nel settore giovanile (il drop-out)”.

Per fare in modo che anche altri club calcistici possano intraprendere lo stesso percorso della società bianconera nel calcio a 5 c’è bisogno di sviluppare un aspetto: “Quella della formazione di allenatori e istruttori di calcio per il calcio a 5 – prosegue Musti – Dai 6 ai 10 anni i due sport sono identici e per questo si può fare un lavoro di indirizzo del giocatore verso entrambe le discipline. Vitale sarebbe dare ai ragazzi i giusti strumenti e le giuste conoscenze di un possibile doppio sbocco futuro. Le prossime generazioni di calciatori conosceranno il calcio a 5, il pallone a rimbalzo controllato, le regole di questo sport. Juventus si è dimostrata un club come sempre lungimirante, dalla mente aperta anche verso questo tipo di percorso: il tutto porterà vantaggi all’intero sistema futsal, perché nel momento del drop-out il calciatore potrà vedere il calcio a 5 non come un ripiego, ma come un’opportunità vera e propria, perché è stata formata una cultura di calcio a 5 anche in giovane età”.

Da circa sei mesi l’ex CT della Nazionale italiana ha iniziato la sua mission in Juventus: “Il mio compito, oltre a quello di campo, è quello di formare circa 25 allenatori suddivisi fra le varie categorie riguardo alla metodologia che si applica durante un allenamento di futsal. Ogni settimana tutte le categorie dall’Under 8 all’Under 17 svolgono allenamenti di calcio a 5. Se nell’agonistica intervengo e alleno in prima persona, sull’attività di base il mio compito è prettamente di supervisione e correzione verso gli allenatori, più che sui ragazzi”.

E i risultati sono già visibili: “C’è stato davvero un impatto positivo. Attraverso l’utilizzo di una metodologia chiara, specifica per il calcio a 5, i miglioramenti dei ragazzi, specialmente dei più giovani, sono stati netti. Ci alleniamo su campi appositamente tracciati 40×20 con pallone a rimbalzo controllato. Per ora lo facciamo sul sintetico ma questo perché le strutture al chiuso che erano state individuate non permettono accessi viste le restrizioni Covid. Quello che Juventus sta provando a fare è dare un’identità chiara del calcio a 5. Tra qualche anno avremo ragazzi cresciuti alla Juventus che sanno cosa è il calcio a 5 e questo è già di per sé un passaggio fondamentale. Il nostro è un progetto facilmente replicabile in altri club, a patto di accettare che il percorso di crescita non porterà frutti nell’immediato, ma ci vorrà tempo: probabilmente i primi risultati si vedranno quando i bambini che oggi hanno 10 anni saranno eleggibili per la Primavera. A ora, infatti, l’intervento in una categoria come l’Under 17, dove si trovano dei giocatori quasi totalmente già formati, è più integrativo e marginale, mentre sull’attività di base possiamo lavorare in maniera più profonda”.

La nuova vita a tinte bianconere però ha molte finalità rivolte al mondo del calcio: “Sarei felice se, attraverso il mio percorso in Juventus, se si riuscisse a dare un segnale a tutto il movimento a 11, perché l’introduzione del futsal nei settori giovanili delle squadre professionistiche, così come all’estero accade già da 15-20 anni, è una delle più importanti riforme di cui il pallone avrebbe bisogno”.