Orange Asti, Carmagnola, Duomo Chieri e non solo: il trionfo morale del calcio a cinque piemontese

calcio a cinque orange asti
Il capitano dell'Orange Futsal Asti Paolo Curallo durante la premiazione (foto divisionecalcioa5.it)

Nessun trofeo in bacheca, ma le finali di Coppa Italia hanno dimostrato la crescita continua del calcio a cinque piemontese e l’ottimo lavoro svolto sul territorio

Un segnale importante, tangibile quello lasciato nella settimana dedicata alla Final Eight: il calcio a cinque piemontese giovanile alza al cielo la coppa dei vincitori morali. Poca roba, se si considera che nell’albo d’oro il nome non compare. Ma gli addetti ai lavori sono tutti concordi. Il telefono del sottoscritto ha squillato per tante volte in queste ore, ricevendo attestati di stima per il cammino compiuto dall’Orange Futsal Asti e dalla MyGlass Elledì Carmagnola, da aggiungere alla straordinaria avventura vissuta dalle giovanissime ragazze del Duomo Chieri poche settimane fa nella Coppa Italia di Serie C. E senza mai dimenticare la stella cometa valdostana, quell’Aosta degli Azzurrini Under 19 Pettinari e Mascherona, ma non solo. Tutte espressioni di un movimento regionale che continua a crescere e migliorare se stesso a livello di formazione giovanile. E, si badi bene, lavorando sempre e comunque raccogliendo il meglio che il territorio possa offrire. Una nota intonata rispetto ai molti brasiliani di nascita visti all’opera nella Final Eight Under 19, con parecchie squadre a farne uso massiccio. Nulla di contrario al regolamento, sia chiaro, ma è proprio il regolamento che forse necessita una rinfrescata: si parla tanto di sviluppo del movimento attraverso la crescita dei giocatori nati e cresciuti in Italia (percorso intrapreso, in qualche modo, anche dalla Nazionale) e poi nella categoria più importante a livello giovanile si concede così ampio margine all’inserimento degli “stranieri”? C’è qualcosa che non quadra, senza nulla togliere, ovviamente, alla qualità straordinaria di molti di essi.

In ogni caso, quando si vive un’emozione, c’è solo da essere orgogliosi per chi lavora in silenzio e nell’ombra durante tutta la stagione. In fondo, non c’è sconfitta nel cuore di chi lotta. Spesso non ci sono riflettori su questi ragazzi e ragazze. Solo le grandi competizioni nazionali illuminano le loro gesta. La nostra redazione è sempre stata molto sensibile all’argomento, ma quando varcano i confini regionali, ti accorgi che questi ragazzi rapiscono subito l’interesse anche di chi li ammira per la prima volta. Applausi. Rimangono solo quelli per chi ha cullato un sogno. Per chi ha quasi pianto di gioia e poi improvvisamente pianto dalla disperazione. Ma anziché aver riempito la bacheca dei trofei, ci sono i taccuini stracolmi di tutti gli addetti ai lavori del calcio a cinque. Ne sentiremo sicuramente parlare di questi ragazzi e ragazze. L’errore più grosso sarebbe quello di interrompere questo percorso. Abbiamo ricevuto e letto tanti complimenti qua e là: da chi ha il sangue orange nel DNA, come Sergio Tabbia, a chi ha speso parole mielose come l’allenatore spagnolo del Maritime, Miki Belda, che con la prima squadra augustana ha vinto tutto quel che c’era da vincere. A noi di TiroLibero l’onore e il piacere di aver dato loro la prima visibilità, ai ragazzi l’onere e la possibilità di dimostrare anche negli anni futuri la loro vera dimensione in questa disciplina. E’ questione solo di tempo, perché sono convinto che le soddisfazioni non tarderanno ad arrivare, ma questa volta saranno qualcosa di storico e prezioso, non solo applausi. Magari già dall’ormai imminente Torneo delle Regioni…