Patias, professione pivot: “Prima o poi tornerò a giocare in Italia”

patias halle gooik
Alessandro Patias in maglia Halle Gooik (Foto Facebook FP Halle-Gooik)

L’ex pivot della Nazionale italiana Alessandro Patias ha raccontato la sua carriera in compagnia di Edu Dias nella diretta Instagram della L84

Ne ha passate tante Alessandro Patias nella sua carriera: Italia, Spagna, Portogallo e adesso Belgio, pivot e goleador di razza come se ne sono visti pochi nell’ultimo decennio. Certamente l’uomo giusto per raccontare le differenze tra i vari campionati: “In Italia purtroppo spesso succede che qualche squadra salti per aria o finisca i soldi durante la stagione ed è una cosa che deve migliorare. C’è un gioco molto fisico rispetto a Spagna e Portogallo dove invece il ritmo è più veloce e c’è più tecnica. In Belgio c’è invece buona qualità individuale ma tatticamente molta meno disciplina, i giocatori hanno quasi più una mentalità da freestyle”.

Un talento enorme che l’ha reso per otto anni punto di riferimento anche in maglia Azzurra, in un ruolo, quello di pivot, per cui servono caratteristiche specifiche: “Il pivot deve soprattutto dare profondità e aiutare la squadra a uscire dalla pressione. Poi ci sono qualità diverse: io sono un vero finalizzatore e, se posso calciare, calcio sempre, mentre magari altri pivot come Rodolfo Fortino sono più bravi a costruire il gioco e assistere i compagni. Un consiglio ai pivot più giovani? Guardare sempre la porta, avere voglia di fare gol e poi migliorare in tutti gli aspetti, anche difensivamente. In Nazionale ho avuto un’esperienza bellissima, dentro il gruppo non ho mai sentito la differenza tra italiani e “oriundi”. Avere il piacere e l’onore di vestire quella maglia rimarrà per sempre nel mio cuore, mi rimane sono la delusione per non aver potuto giocare un Mondiale, nel 2012 per infortunio e nel 2016 per scelta tecnica di Menichelli“.

L’attualità di Alessandro Patias si chiama Belgio, la cui Federazione è stata la seconda in Europa ad assegnare il titolo a tavolino: Il campionato è stato assegnato al Futsal Charleroi, ma la nostra squadra era costruita per giocarsi i playoff alla grande e per qualificarsi alla Futsal Champions League. Per questo la società ha deciso di assumere un avvocato perché non siamo d’accordo con questa decisione. Ho accettato di venire in Belgio all’Halle Gooik perché mi piaceva l’idea di un progetto triennale, per stabilizzarmi e raggiungere anche il mio obiettivo di diventare papà. Ma nel futuro sono sicuro che tornerò a giocare in Italia, ogni anno c’è qualcuno che mi cerca. L’importante è incontrare persone oneste che non promettono senza poter mantenere”.