Rivella, l’astro nascente: «In Nazionale grazie all’Orange»

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Kevin Rivella in una sua apparizione in Nazionale Under 19 (foto www.figc.it)

Kevin Rivella è una delle stelle emergenti del calcio a cinque piemontese: dall’affermazione con la maglia dell’Orange Futsal Asti alla presenza fissa nella Nazionale Under 19

Sognare ad occhi aperti. Immaginare il futuro, visualizzarlo. Poi, farlo divenire realtà. La storia di Kevin Rivella è quella bramata da migliaia di bambini. Il finale (ancora tutto da scrivere) somiglia sempre di più a una favola. Dai campetti sporchi di terra dove sbucciarsi le ginocchia è all’ordine del giorno alla Nazionale Under 19: no, non è frutto dell’immaginazione. Chiamatela pure realtà. Il prodotto del vivaio dell’Orange Futsal Asti ora veste l’azzurro. Prima la doppia amichevole con la Slovacchia, adesso la conferma per la doppia amichevole in Ucraina, con il pareggio maturato ieri nella prima sfida: Kevin è uno dei quattro 2001 convocati dal commissario tecnico Tarantino. Il termine che utilizza il giovane universale non lascia spazio a interpretazioni: “Devastante. Qualcosa di unico e magico”.

Hai diciassette anni compiuti da poco, sei uno dei più piccoli nel giro della Nazionale Under 19. Sensazioni?
Che dire, vedere i ragazzi che ti guardano con gli occhi luccicanti è un qualcosa di indescrivibile.

Da far mancare le parole?
Da riempire il cuore d’emozione. Ripensi a quello che hai vissuto. Rifletti su ciò che deve ancora arrivare. E dire che cinque anni fa…

Cinque anni fa, cosa?
Giocavo per strada, da mattino a sera. Giocavo. Giocavo. Giocavo. Come un matto. Così sono cresciuto prima di darmi al calcio a 5.

E oggi ti rivedi nei ragazzini che magari sono all’oratorio, o a giocare per strada ai campetti?
Quando li vedo mi viene una voglia matta di far quattro calci con loro.

Anche se sei in Nazionale?
La voglia è la stessa. Anzi, forse ne ho ancora di più. Giocherei con loro in strada dal mattino alla sera. Ma non posso rischiare di infortunarmi.

Dì la verità. Te lo aspettavi di arrivare così in alto?
Sì. Lavoro ogni giorno per questo. Ma la crescita è condivisa.

In che senso?
Ho dietro uno staff che ogni giorno si prende cura di me. Io devo dire grazie all’Orange: allo staff tutto, alla dirigenza.

Ultimamente hai cambiato marcia. Merito del lavoro giornaliero?
Merito di chi mi sta dietro, di chi mi corregge e aiuta. Di chi mi dice quando sbaglio. L’Orange per me ha fatto e continua a fare tantissimo. Mi ripeto se dico ancora grazie?

Mentalmente, ti senti maturato tanto negli ultimi mesi?
Mi sento cresciuto. Per due motivi principali.

Elencaceli.
Ho una squadra che crede tanto in me e nelle mie potenzialità. Ho un allenatore (Patanè, tecnico dell’Orange, ndr) che mi tiene d’occhio dentro e fuori dal campo. Ma non solo lui. Il lavoro che fa anche Marco Caccialupi (il direttore generale, ndr) è infinito. Ma devo ancora migliorare.

Anche tecnicamente?
Hai voglia (ride, ndr). Fisicamente poi, non ne parliamo. Un anno fa ero alto un metro e cinquanta.

Punto di forza?
Sono forte negli spazi stretti, nell’uno contro uno. Ma preferisco siano gli altri a giudicarmi.

Chiudi gli occhi. Puoi immaginare solo un giocatore a cui vuoi assomigliare. Il primo che ti viene in mente?
Carmelo Musumeci. Fortissimo e poi ha un dono speciale: fa divertire la gente. Fa innamorare di questo sport.

Idee chiare insomma…
Chiarissime, ma il meglio spero debba ancora arrivare.