Souness, il futsal e la fallimentare ostinazione britannica

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Graeme Souness durante la sua breve esperienza sulla panchina del Torino (foto gettymages.com)

Hanno fatto scalpore le parole di Graeme Souness, vecchia conoscenza del calcio italiano, il quale ha utilizzato il futsal per denigrare la stagione del Chelsea di Sarri: forse il baffo scozzese dovrebbe un pochino aggiornarsi

La carriera non si discute, ma forse la conoscenza del futsal è un po’ da rivedere: Graeme Souness, scozzese con un passato da giocatore nella Sampdoria e da tecnico brevemente nel Torino, dovrebbe avvicinarsi al calcio a cinque in maniera decisamente più costruttiva dopo aver paragonato nei giorni scorsi il Chelsea di Maurizio Sarri ad una squadra di futsal: “Il Chelsea mi sconcerta, giocano un meraviglioso calcio a 5, i tocchi, mantiene il 70% del possesso palla, il doppio dei passaggi e poi perde 2-0″. Un’osservazione parsa aspra critica ai microfoni di Sky Sport UK vista la stagione sotto le aspettative della società londinese. Si potrebbe aprire un dibattito, ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero, ma da un professionista che ha vinto tutto da giocatore (comprese tre Coppe Campioni con il Liverpool) e parecchio anche da allenatore mi sarei aspettato un’analisi più lucida. La dovuta premessa è l’evidenza di come il calcio a cinque sia utile studiarlo e praticarlo per migliorare anche il calcio. Non viceversa. Lo dicono i fatti. Vedi per esempio la Spagna campione del Mondo che faceva delle continue rotazioni e interscambio dei ruoli il suo credo offensivo, pane quotidiano per quel che concerne il futsal. Lo sostiene anche un grande allenatore come Pep Guardiola che nel suo Manchester City ha esportato questa mentalità anche in Inghilterra, la vera culla del calcio ma territorio in cui il calcio a cinque è una disciplina conosciuta soprattutto grazie ai libri, visto che il movimento è ancora in una fase embrionale. Il baffo di Edimburgo Souness poteva evitare di ardire un paragone del genere, soprattutto perché tratta una disciplina non conosciuta (per usare un eufemismo) in maniera denigratoria. Anche perché è il calcio a cinque ad essere applicato al calcio e non viceversa. Lo dimostrano gli schemi, la velocità di circolazione della palla, mai banale e sempre volta alla finalizzazione e alcuni gesti tecnici che sono riconducibili al futsal: in ordine cronologico viene in mente il sigillo di Moise Kean contro l’Udinese. Se il calcio a cinque si è sviluppato nei paesi latini un motivo ci sarà, soprattutto considerato come le regine del futsal Spagna, Portogallo e Brasile abbiano anche nel calcio a undici alzato al cielo trofei in numero abbondantemente più sostanzioso rispetto all’Inghilterra, fermatasi ad un unico titolo mondiale, oltretutto casalingo e con un gol decisivo che se fosse esistita la Goal Line Technology… Insomma, la visione pionieristica della Gran Bretagna, dalla rivoluzione industriale al football, sembra ormai roba d’altri secoli. Anche i più ciechi puristi italiani stanno lentamente capendo che il calcio a cinque è propedeutico più che mai per il calcio a undici di qualsiasi livello. Forse è il momento che anche al di là della Manica aprano gli occhi. Souness permettendo, naturalmente.