Vincere il Torneo delle Regioni? Questione di scaramanzie…

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Alcune delle PVA Girls, la coppa e l'Angelo custode

L’impresa della Rappresentativa Femminile al Torneo delle Regioni non è solo frutto di straordinarie capacità tecniche e tattiche: dai pulmini all’Angelo custode ecco i segreti più intimi del successo

I napoletani sono i più scaramantici? Evidentemente non conoscete ancora i segreti della Rappresentativa Femminile di Piemonte e Valle d’Aosta che ha trionfato sabato nel Torneo delle Regioni. Allenatori, staff, giocatrici tutti coinvolti in un infinito tourbillon di riti propiziatori, scaramanzie divertenti e totalmente folli. Insomma, un vero insulto a centinaia d’anni di studi scientifici ma che, ne siamo certi, una volta letto vi farà chiedere: “E se fosse vero?” Ecco la Top Six delle scaramanzie che hanno portato allo storico trionfo le PVA Girls:

6 – Rocco modello Oronzo

Che non sarebbe stata un’avventura come tutte le altre era chiaro fin dalla partenza. Otto pulmini a trasportare squadre e staff, una safety car a chiudere il gruppo. Mi ritrovo sul pulmino con alcune ragazze, guidato da mister Rocco De Felice. Ecco, Rocco De Felice è probabilmente l’uomo più scaramantico al mondo. Da settimane lo stuzzicavo con frasi tipo “Vinciamo il girone in carrozza” o “Abbiamo il Torneo in pugno”, in un crescendo di entusiasmo che si è spinto alle vette di “Hai già fatto spazio per la coppa sul pulmino?” e via dicendo. La reazione del buon Rocco era poi sempre la stessa: stile Oronzo Canà alle prese con il mitico Crisantemi e pericolo orchite in sensibile e costante rialzo. Ma torniamo ai pulmini: sempre gli stessi passeggeri, stessi posti per tutti (chevvelodicoafare…) e rigorosamente ultimi a chiudere la fila di otto (“Perché gli ultimi saranno i primi” cit. R.D.F). Ma senza farlo sapere, perché una scaramanzia funziona solo se non rivelata. Scene surreali una in fila all’altra: rimanere fermi all’autogrill e accumulare minuti di ritardo, rallentare ai 50 all’ora in autostrada per farsi superare dai compagni di viaggio come nemmeno Raikkonen costretto a lasciar strada a Vettel per il più meschino degli ordini di scuderia, eccetera eccetera. No, non poteva essere un’avventura come tutte le altre.

5 – L’onda energetica

Sono decine e decine i riti propiziatori studiati da Martina Parlagreco e compagne nel corso della settimana: canzoni, indumenti, ordine di ingresso in campo e chi più ne ha più ne metta. Ce n’è uno, però, che più di ogni altro è stato simbolo di sinergia, alchimia, empatia e un’altra mezza dozzina di sostantivi che terminano in –ia. Un’unità di gruppo meravigliosa e difficilmente ripetibile che si rivelava in tutta la sua forza nell’alzarsi da tavola a fine pasto: colpo di mani al tavolo e tutte in piedi con un movimento a onda. Sempre perfettamente all’unisono, con un’elegante e raffinata sincronia (ecco, un altro sostantivo che finisce in –ia).

4 – La colazione dei campioni

Seconda fase, prima colazione in quel di Perugia: due fette biscottate con il miele, croissant e bicchiere d’acqua. Ma con un tragico errore, il croissant si rivela desolatamente vuoto. Ecco, se c’è una cosa che dovrebbe entrare per direttissima nella black list di chiunque è proprio il croissant vuoto. Intanto, vinciamo anche i quarti. Eppure la varietà di cibi e bevande farebbe illuminare persino Alessandro Borghese, ma non si può rischiare. Mattina delle semifinali, la sensazione di fame in realtà scarseggia: due fette biscottate con il miele, croissant e bicchiere d’acqua. Vinciamo ancora. Sabato della finale, tensione alle stelle e stomaco chiuso: due fette biscottate con il miele, croissant e bicchiere d’acqua. Non mi “piasce”, ci sono cascato anch’io.

3 – Depilazione vade retro

Ecco quando la scaramanzia scade nel torbido. In realtà la questione è tutto fuorché una novità: evitare di radersi la barba o affini in momenti chiave della stagione, come ad esempio i playoff, è un’abitudine difatti molto in voga tra gli sportivi. Le nostre ragazze mutuano il concetto in un personalissimo rifiuto verso rasoi, lamette e creme depilatorie, scatenando un tremendo effetto “foresta tropicale” sui loro corpi. Ciaone al sex appeal e a qualsiasi speranza di unire l’utile al dilettevole.

2 – Allenatore di Geometria euclidea

Terzo giorno di gare, ancora a Gubbio per chiudere da dominatrici la prima fase. Al palazzetto con largo anticipo, c’è tutto il tempo per organizzare il solito riscaldamento composito ed evoluto (questo, per davvero, uno dei segreti del successo): scorgo il secondo allenatore Luca Ostanel armeggiare con il cellulare insieme a Rocco De Felice e, nel frattempo, disporre sul parquet i molteplici elementi utili alla preparazione pre-partita. Sospinto dal comportamento inusuale, azzardo la domanda che non avrei mai dovuto fare: “Cosa state guardando sul telefonino?” Era la foto di due giorni prima, l’esatta disposizione degli oggetti per il riscaldamento durante la partita inaugurale: scaletta, coni, cinesini o palloni che fossero, ogni elemento doveva avere la medesima posizione al centimetro. Roba da far sembrare i cinque postulati di Euclide un romanzetto rosa di Harmony. Ecco, più che un corso da allenatore, forse per vincere il Torneo delle Regioni conviene appassionarsi alla geometria piana e a quella solida.

1 – L’Angelo custode

Ma il vero, unico motivo del trionfo è lei: Gianna. Io stesso non crederei mai a questa storia se non l’avessi vissuta con i miei occhi. Gianna è un capace e sorridente arbitro della sezione di Gubbio, una gradita costante della fase eliminatoria con il suo gentile e accomodante sorriso. Una simpatia epidermica che un po’ ci dispiaceva dover abbandonare. Arriviamo a Perugia, quarti di finale ed ecco la sorpresa che nessuno si aspettava: ancora lei tra gli arbitri designati per la giornata. E vinciamo, di nuovo. Anche i più scettici sono ormai costretti a ricredersi, non possiamo fare più a meno del nostro Angelo custode: Gianna (che in realtà si chiama Cecilia, ma questa è un’altra storia…) dovrà restare sempre con noi. Così, in semifinale può bastare la sua foto come sfondo del cellulare appoggiato in panchina, ma per la finale abbiamo bisogno di qualcosina in più. Sfruttiamo la stampante laser dell’hotel: foglio A4 a colori della foto di Gianna e un quadrifoglio raccolto da Camilla Chenna incollato alle sue mani. Ha funzionato, ovviamente, con proprio la stessa Camilla Chenna a salvare la baracca con due paratissime nei secondi finali. Un caso? Non ci credo più. E dunque non potevamo non ringraziare il nostro Angelo custode: la scoviamo e la contattiamo su Facebook, la invitiamo alla festa di sabato sera e lei accoglie con piacere, mettendosi in macchina da Gubbio a Perugia. Tripudio, abbracci, foto con il nostro Angelo e il coro “Oh Gianna portaci la coppa” che conserveremo per l’eternità nei nostri cuori.